mercoledì 14 gennaio 2026

Inconsapevole modello

 Ho appena finito di ascoltare il podcast Globo, di Eugenio Cau.

È un podcast che tratta di esteri, riservato agli abbonati de Il Post.

Nella puntata di oggi Cau intervistava la scrittrice italo-iraniana Pegah Moshir Pour sulle rivolte e la repressione in Iran.

Ad un certo punto ella dice che il film di Paola Cortellesi "C'è ancora domani" è stato visto in Iran e che alcune persone hanno paragonato la speranza iraniana a quella italiana del Dopoguerra: se finalmente il regime crollasse, potrebbero votare e decidere per un'altra vita.

Questo paragone mi ha profondamente commosso. 

Siamo un modello inconsapevole.

E purtroppo nel nostro paese non abbiamo più quelle aspirazioni e non riusciamo più a capirle.

Quanti italiani che hanno visto il film hanno capito il finale? Ben pochi probabilmente. 

Eppure, in un paese lontano, qualcuno lo capisce.

Quanto è vero che non conta la provenienza ma la sintonia con quello che risuona dentro la gente... 

E nel sentire di questa sanguinaria repressione mi viene a mente non la Resistenza, che pure avrebbe senso.

Mi vengono in mente quei poveri ventenni del Risorgimento, studenti visionari, che oggi nessuno ricorda quasi più se non per il nome di qualche via, che si fecero fucilare in nome di un'idea di nazione.

Prima che avessero successo, bisognó che si smuovessero i politici, che i Savoia si suicidassero con e senza Mussolini, ma alla fine siamo diventati Repubblica. Come molti di loro sognavano.

A volte mi chiedo se oggi lo rifarebbero, visto il paese che siamo. Forse sì. Ma ce lo meritiamo? 

Ce lo meritiamo ancora di essere eletti a esempio da alcuni giovani coraggiosi che rischiano la vita per un ideale di libertà?

Mentre qui in Occidente la libertà è ormai una parola vuota, in bocca alle peggiori persone come slogan senza senso.

venerdì 2 gennaio 2026

Commenti da profana sul Concerto di Vienna

By Michal Osmenda from Brussels, Belgium - The New Year's Eve Concert 2013 at The Wiener Musikverein, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24415250

 

Lo guardo ogni santo anno.

E ogni santo anno mi scandalizzo che la Rai non lo dia in diretta, preferendo il più provinciale e meno internazionale concerto della Fenice di Venezia, con programma musicale molto più impostato sulla tradizione lirica italiana, invece che sul tradizionale programma austriaco. 

Insomma... pur essendo il valzer non la più bella forma di musica esistente, a Capodanno è giusto che abbia la sua riscossa. 

E trovo miope e provinciale non trasmetterlo con priorità e sempre in differita. 

Quest'anno devo dire che mi è piaciuta molto la direzione moderna, gioiosa e quasi scazzottata del Maestro canadese Yannick Nezet Seguin, che nella mia profanità non conoscevo. Ma avendo diretto la Philadelphia Orchestra ed essendo attuale direttore alla Metropolitan Opera di New York ha un curriculum di tutto rispetto.

Ha interpretato il programma in modo allegro e gioioso, dando una nota lieve a tutta la musica, con dettagli da cesellatore nei piccoli dettagli di fiati, nelle percussioni presenti e attentamente dotate, sottolineando i momenti più forti o solenni con i fiati piuttosto che con rulli robianti, e dando molti, moltissimi tocchi di silenzio che io adoro letteralmente nella musica classica.

Per questo e per la gioia con cui stava sul palco mi ha ricordato Claudio Abbado, anche se Abbado aveva a mio parere una leggerezza per me incomparabile ad oggi.

Per quanto riguarda la modernità, ha fatto cantare gli orchestrali, si è gettato nel pubblico durante la Marcia di Radetzsky, e ha riscosso applausi fragorosi oltre che per la meritata musica anche per il suo atteggiamento. Veramente simpatico, ha portato freschezza in un ambiente che troppo spesso è quello dei parrucconi e dei "Signora mia dove andremo a finire".

Senza contare l'inserimento in programma di due compositrici donne, l'orecchino e lo smalto argentato. Il suo appello alla kindness, alla gentilezza.

Suo marito è violinista alla Metropolitan ed era lì. 

La rivoluzione gentile. Senza proclami ma nei fatti. La gioia di essere quello che si è e l'arte che la veicola. 

Grazie Maestro.

Unica cosa che non mi è piaciuta quest'anno è stata la decorazio e floreale, sontuosa come sempre: gigli, anteprima, orchidee, rose, ranuncoli... ma tutti in un abbinamento di rosso e rosa salmone che appariva alla fine slavato. Sicuramente da vicino sarà stato splendido, ma in tv non risultava per niente e rendeva la sala d'oro quasi spoglia. Certo una sala così  bella non ha bisogno di molto altro, ma per me ci voleva un tocco di colore maggiore. 

Sui balletti non commento perché non ho proprio sufficiente competenza, per la musica un pochino ne so. Posso dire che sono stati come sempre carini, ma nel complesso del concerto personalmente sono la parte che mi interessa meno.

Buon anno in musica 🎶 


giovedì 1 gennaio 2026

Coperta Indiana Afghan

 Buon 2026.

Ecco finita la coperta a cui lavoravo da qualche mese.

È fatta a uncinetto con tecnica a mosaico,  il filato è il Van Gogh Lux di Miss Tricot Filati, 5 gomitoli blu e 2 gialli.

È un filato in microfibra quindi facilmente lavabile e un gomitolo fa 700 metri, quindi resa altissima. L'ho scelto proprio per questo e per poterlo lavare in lavatrice. Anche se il lurex per una coperta forse è sprecato! 😅

Il modello è di Tinna Thórudóttir. Ne fa di bellissimi.

Trovate qui schemi e istruzioni, sono in inglese e a pagamento.

https://www.ravelry.com/patterns/library/indiana-afghan

Ho acquistato lo schema dividendo la spesa con alcune amiche che vogliono farla pure loro... e io ho fatto un po' da apripista. O da tester, come si dice.



Queste invece sono rielaborazioni fatte con AI per supplire alla mia scarsa capacità come fotografa.